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Radici

Non basta un intero libro per raccontare la storia di Luigi Cocquio (conosciuto da tutti semplicemente come GIGI).

Il suo spirito e la sua energia non possono essere definiti in poche righe…

I suoi piedi racchiusi dentro enormi sandali ricordano quelli di alcuni missionari, piedi che hanno percorso molte strade e per lungo tempo.

In effetti lui una missione la porta nel cuore ogni giorno e insegna a ciascuno di noi che ogni individuo ne ha una, nella propria quotidiana esistenza. Le sue mani hanno accarezzato molti semi di speranza che ha piantato nella ricerca di pace globale.

Gigi è una persona speciale, ogni sua ruga avrebbe una storia da raccontare.

Nasce a Uggiate Trevano, un piccolo paesino di campagna in provincia di Como, a pochi chilometri di distanza dal confine svizzero.

Suo padre è un panettiere, mentre la madre una sarta che insegna alle giovani ragazze della zona l’arte del cucire.

Da bambino trascorre le sue vacanze estive in una piccola fattoria che appartiene ai suoi nonni materni.

La casa sorge sulla cima di una collina che domina il paesino sottostante ed è circondata da un ampio appezzamento di terreno adatto sia alla coltivazione che all’allevamento di bestiame.

Impara così che tener cura della terra è un duro lavoro che non finisce mai, c’è sempre qualcosa da fare dalla mattina fino alla sera, dalla primavera fino all’inverno. In compenso però è un lavoro che regala enormi soddisfazioni.

Frequenta le scuole elementari nel suo paese fino al suo undicesimo compleanno, quando decide di entrare in seminario.

Studia per i successivi 14 anni, entrando anche a far parte dell’istituto missionario PIME. Il 22 giugno del 1968 viene ordinato sacerdote e il giorno successivo celebra la sua prima messa nel paese d’origine.

Il primo compito che gli viene affidato è un lavoro di incentivazione delle vocazioni, in particolar modo nelle diocesi di Milano e Como.

Organizza spettacoli incentrati sul Terzo Mondo e sulle sue problematiche, diffondendo la vera realtà di certi Paesi e promuovendo la pace attraverso il disarmo e la giusta distribuzione delle ricchezze.

Dopo due anni gli viene affidato il primo incarico all’estero.

E’ il 21 agosto del 1970 quando, con una chitarra ed una valigia carica di sogni e aspettative, parte per le Filippine. Gli viene assegnata la parrocchia di Magsaysay Village, in un quartiere alla periferia di Manila, chiamato Tondo o anche “l’inferno di Manila”.

Tondo è la più grande baraccopoli del sud-est asiatico dove più di 200.000 persone vivono nella più completa povertà.

Quando il presidente Marcos dichiara la Legge Marziale priva i cittadini dei basilari diritti umani, non c’è più libertà di organizzazione e di parola. Gigi trasforma la sua parrocchia in un rifugio dove le persone possono riunirsi e riflettere sulla politica e sull’oppressione. Combattono contro il pericolo di sfratto dalla baraccopoli e si organizzano per riuscire a tenere stretta la loro terra.

E’ il 24 gennaio del 1976 quando i soldati di Marcos fanno irruzione nella sua casa e lo arrestano insieme al suo superiore con l’accusa di atti sovversivi nei confronti del governo.

Entrambi vengono espulsi dal Paese e trasferiti a Roma. Qui incontra un altro collega appena espulso dalle Filippine per gli stessi motivi, Ed Gerlock, che lo incoraggia a unirsi a lui e partire per le Hawai’i, dove vive una folta comunità filippina.

Quando arrivano alle Hawai’i, nel 1978, la diocesi cattolica non li accoglie a braccia aperte, ma nonostante ciò cominciano a lavorare con un gruppo di pazienti malati di lebbra ad Hale Mohalu, la Casa di Conforto, a Pearl City.

La struttura è al centro di un’animata controversia in quanto il governo vuole vendere la terra dove sorge Hale Mohalu e trasferire i malati in un altro istituto governativo. Gigi e Ed uniscono le loro forze con un altro pacifista, Jim Albertini, e insieme a molti altri continuano nella lotta per difendere i diritti dei lebbrosi. Purtroppo però dopo cinque anni di lotta lo Stato delle Hawai’i vince la battaglia. I lebbrosi ed alcuni cittadini coinvolti nella protesta per la difesa del centro vengono arrestati; i pazienti vengono trasferiti altrove e la struttura demolita per favorire i piani dello Stato.

Nel frattempo, nel 1979, il vescovo assegna lui e l’ormai inseparabile Ed al servizio della Chiesa del Sacro Cuore a Wai’anae, sulla costa ovest dell’isola di O’ahu.Non passa molto tempo prima di capire che la diocesi ha in programma la costruzione di una nuova chiesa su un pezzetto di terra acquistato negli anni 50. Questa porzione di 5 acri, localizzata nell’adiacente valle di Makaha, è una terra trascurata, inaridita dal sole, infestata di boscaglie e di sterpi e ricoperta da ogni sorta di spazzatura.

La chiesa non viene mai costruita ma lui e Ed condividono la speranza che questa terra possa dare beneficio ai parrocchiani, la maggior parte dei quali nativi hawaiani e filippini.

Così si trasferiscono lì. L’idea iniziale è quella di creare un piccolo orto. Con l’aiuto di amici e il supporto di semplici macchinari, cominciano a pulire una porzione di terra e a piantare qualche albero.

Ispirate da quello che vedono, alcune persone arrivano a dare una mano.

Dopo qualche mese decide di ritornare nelle Filippine grazie ad una promessa che gli era stata fatta da un vescovo locale. Purtroppo però, quando giunge a Roma per incontrarlo, questi ha inspiegabilmente cambiato idea. Nello stesso momento il vescovo di Honolulu lo ringrazia per l’ottimo lavoro svolto ma gli chiede di non tornare più.

Gigi, incurante degli auspici della Chiesa, ritorna alle Hawai’i.

Trova lavoro grazie al suo amico Eric Enos presso il Wai’anae Rap Center, un programma di educazione alternativo per giovani con problemi di droga.

Eric e il suo gruppo fondano il Cultural Learning Center a Ka’ala, occupando appezzamenti di terra sulla montagna, interamente coltivati a taro, la pianta che costituisce il cibo base per gli hawaiani e che ha anche un significato religioso. Dopo due anni decide di ritornare a Makaha. L’anno è il 1982. Ha lasciato il sacerdozio formale ma rimane sempre un sacerdote per scelta personale.

Conosce Judy, che diventa sua moglie e dalla quale ha un figlio, Pomaika’i, il cui nome letteralmente significa “la benedizione che viene dall’oceano e dalla terra”. Nel frattempo viene contattato dal Wai’anae Mental Health Center, un’organizzazione che lavora con ammalati mentali, che gli chiede di poter portare alcuni bambini per coltivare la terra, a scopo terapeutico. Anche gli insegnanti della scuola elementare di Makaha iniziano a portare negli orti alcuni studenti, integrando le lezioni svolte nelle classi e facendo vivere agli alunni un’esperienza di lavoro manuale.

Il luogo che tutti chiamano Makaha Farm viene così ribattezzato “Hoa ‘Aina O Makaha” che significa “terra condivisa in amicizia”, un luogo ideale per costruire amicizie e relazioni educative, nel quale trovare nuova energia e il senso profondo della propria Vita.

Oggi, dopo tanti anni e diversi cambiamenti, Gigi continua a portare avanti la sua “missione” in questa terra, con lo stesso amore e la stessa passione del primo giorno.

“Il segreto che permette all’uomo di non invecchiare è quello di rimanere semplice e avere la capacità di scoprire un mondo anche in un granello di sabbia.”

Romano Battaglia